Dopo Il Grande Catsby, ecco a voi la seconda opera dell’ideale trilogia del coreano Do-ha Kang dedicata alla gioventù: Romance Killer. L’autore è uno dei massimi rappresentanti del manwha contemporaneo. Nell’edizione di Romance Killer proposta dalla Planeta DeAgostini Comics, i lettori troveranno una breve intervista con l’autore. Ecco una piccola anticipazione della chiacchierata corredata dalle prime pagine della sua opera: rimarrete a bocca aperta!
Cos’è per te la “giovinezza”?
Seo Ch’an-hui: Un trittico sulla giovinezza che inizia con Il grande Catsby, continua con Romance Killer e termina con Cubric che è ancora in fase di pubblicazione. Ma leggendo le pagine dei primi due fumetti ho avuto l’impressione che più che una giovinezza ricca di speranza e piacere, si tratta di un periodo carico di disperazione e pena. Per te cosa rappresenta la giovinezza?
Kang Do-ha: Singhiozzi? Sarebbe di gran lunga meglio scoppiare in un pianto e sfogare quello che si ha dentro… e, invece, trattengo tutto. Ese all’apparenza nemmeno una lacrima riga il tuo viso, all’interno, il corpo si sta frantumando. Se penso alla mia giovinezza, penso sempre a una condizione simile a questa. Un’enorme confusione. Il viso caldo, bollente. E una miriade di domande: che ci faccio qui? Perché sono capitato in questa situazione? Che ci faccio con queste persone?... Se penso alla mia giovinezza, credo davvero di non essere nemmeno stato su questo pianeta… Terra. Ma mi sembra piuttosto di essere stato in un altro mondo, in un posto del tutto diverso da questo, in un ambiente che con questo pianeta non aveva nulla a che vedere. Ea tutt’oggi faccio fatica a mettere ordine in quei ricordi… di singhiozzi di un altro mondo.
Ad ogni modo non è facile ricostruire il momento di un autore solo attraverso un paio delle sue opere. Se uno, per esempio, leggesse altre due mie storie, magari più frivole e divertenti, potrebbe farsi un’immagine to¬talmente diversa di me. Per esempio il fumetto che ho intenzione di realizzare dopo Cubric è comico. Mi viene tanto da pensare che tu hai dato una chiave di lettura troppo “tragica” a queste mie serie.
A proposito della critica di manierismo.
Seo Ch’an-hui: Aquanto pare Romance Killer non si discosta molto da Il grande Catsby. Sia nella struttura di base, sia nella resa dei personaggi… Mi viene, allora, da pensare che tu abbia peccato un po’ di manierismo.
Kang Do-ha: Mi piace tanto ricevere complimenti, parole d’incoraggiamento e di apprezzamento da parte del pubblico. Mi servono per vivere e per continuare. Ma come tutti i fumettisti, devo dimostrare che c’è una evoluzione nei miei fumetti. Ora questa critica mi avvilisce e mi rende triste. Manierismo. Ho sentito dire che mischio troppe cose insieme o che sono troppo sentimentale. Queste critiche, che spesso suonano come malevoli insinuazioni, più spesso mi ricordano che se qualcuno dei miei lettori ha sostenuto qualcosa del genere un fondo di verità c’è eccome! Evidentemente sono io che non mi sono accorto dei miei errori. Equando mi metto alla ricerca di punti che forse corrispondono a queste critiche… mi capita qualche volta di trovarne qualcuno, altre volte no.
Per quanto riguarda la struttura del fumetto, in effetti si potrebbe sostenere che io abbia sfruttato nuovamente l’escamotage del colpo di scena, così come avevo fatto ne Il grande Catsby e che abbia riciclato questo sistema. Ecco, questo potrebbe essere chiamato manierismo: nel senso di riutilizzare una formula che ha già funzionato. Ma se avessi basato i miei lavori sul manierismo, proprio per assicurare la buon riuscita delle mie opere, mi spiegate perché la pubblicazione de “La bella Sun” che aveva come protagonista proprio la Sun de Il grande Catsby non è mai stata completata? In fondo lei era un personaggio già collaudato, no? In un mondo in cui sono in tanti a riciclare i propri personaggi di un lavoro ormai concluso, proprio io, che ho rinunciato alle opzioni più sicure e mi sono proiettato verso nuovi mondi, devo essere tacciato come manierista!? Ma, in fondo, questo vuol forse semplicemente dire che le aspettative dei miei lettori nei miei confronti sono molto alte… rimane, però, il problema che io, in qualche modo, dovrò pur portare a termine il mio lavoro… o no?
Manierismo in fondo potrebbe significare avere la pancia piena ed essere soddi-sfatto di quello che si è fatto, ma io non ho mai sentito la pancia piena. Efinora ho sempre avuto fame di novità. Tant’è vero che ancora prima di finire un lavoro ho sempre pensato al lavoro successivo da realizzare.
In effetti il manierismo che intendono coloro che mi criticano potrebbe non essere lo stesso che intendo io. Non è che, però, ora io mi debba giustificare in tutto e per tutto. Nessuno mi assicura, poi, che, se pure cercassi di giustificarmi, chi mi accusa riuscirebbe a capire bene la mia posizione. Tuttavia sostengo a piena voce che non ho peccato di manierismo. Ammetto che forse io stesso ho lasciato intendere que-sto. Ericonosco che ci saranno sicuramente dei validi motivi se mi vengono mosse simili accuse e cercherò di trovare dove ho sbagliato.
Forse ciò deriva solo dal fatto che non sono ancora in grado di mettere bene in risalto quali sono le novità che differenziano una nuova mia opera da una precedente. Beh, ad ogni modo, io non sono un manierista.
Cosa tiè piaciuto o cosa ti ha creato maggiori problemi nella realizzazione di un fumetto…
Seo Ch’an-hui: Cosa è stato particolarmente duro nella realizzazione di questo fumetto? Per esempio se hai avuto problemi di salute… Al contrario hai memoria di qualche episodio particolarmente piacevole?
Kang Do-ha: Beh, il fumetto è un prodotto… ed è normale che dietro quel prodotto ci siano vari problemi, non ultimi di salute. Amaggior ragione se bisogna consegnare due episodi a settimana… non immaginate nemmeno quanta fatica ci sia dietro.
Seo Ch’an-hui: Hai proprio ragione.
Seo Ch’an-hui: Lo comprendo...
Kang Do-ha: Io credo sempre che in ogni puntata debba dare ai miei lettori una dose di soddisfazione: questo è tanto più importante quando si tratta di fumetti online. I lettori si devono sentire soddisfatti, satolli. Questo si verifica senz’altro se io riesco a rispettare la tabella di marcia che mi ero prefissato prima di partire, ma un po’ alla volta, ineluttabilmente, i contenuti finiscono con lo scivolare sulla puntata successiva e, così facendo, anche la fine del fumetto viene prolungata e ritardata: questo comporta una marea di faticoso lavoro in più… per me. Insomma ogni piano salta, alla fine. Avrei desiderato enormemente ridurre a una le puntate da pubblicare ogni settimana, ma fino alla fine ho resistito… cercando di rispettare le tabelle di marcia iniziali.
Senza poter mai dare troppa importanza alla mia fatica fisica, ho dovuto sempre cercare di mantenere alto il livello della qualità. Nel caso de Il grande Catsby una parte del fumetto era stata pubblicata su Empas (pagina web molto conosciuta in Corea) e i lettori avevano già avuto modo di apprezzare l’opera, un po’ alla volta. In questo caso, invece, ho dovuto in ogni puntata curare l’immagine del fumetto, e quindi non potevo di certo permettermi di ridurre il numero delle pubblicazioni settimanali o di sacrificare la ricchezza dei colori semplificandoli e compromettendo la qualità del fumetto.
Eppure durante la pubblicazione è capitato ben più d’una volta che la reazione del pubblico non fosse così appagante. Questo perché evidentemente c’era un problema di fondo relativo all’età dei lettori, che impediva loro di appassionarsi ai temi trattati.
Ho dovuto rimandare alla seconda parte tutti i contenuti più stimolanti del fumetto. Ecco perché in molti si saranno chiesti “ma che diamine, mi spiegate perché questo uomo di mezza età è un killer se non ammazza mai nessuno?”, “Va appresso a questa ragazza, ma non concludono mai niente”, “Stanno sempre e solo a vedere dei film… poi a un certo punto decidono di salire su Namsan a prendere una boccata d’aria e tutto ad un tratto ecco spuntare un cammello!” Eppure gli uomini della mia età, malgrado tutto questo, l’hanno letto con piacere. Anzi, mi hanno inviato anche tante email d’incoraggiamento. Al contrario i lettori che seguivano le pubblicazioni su internet e che hanno al massimo una trentina d’anni si lamentavano del fatto che non succedesse mai niente… visto che loro sono abituati a fumetti in cui capita continuamente qualcosa. Ma non è che, per accontentare loro, avrei potuto svelare tutto sin dall’inizio e quindi ho resistito fino alla conclusione.
Tutto questo mi ha stressato non poco. Io pensavo al lavoro nel suo complesso, ma i lettori del web non potevano far altro che leggere e valutare le singole puntate. è proprio questa la principale caratteristica del web. Così che se poco poco quell’episodio non li ha soddisfatti, pensano subito che all’autore abbia dato di volta il cervello, eheh. Non per questo, però, io ho cercato di evitare o sottrarmi a queste critiche. è come se di volta in volta loro bollassero i miei lavori come quando si assegna un marchio alla carne. Quindi per Romance Killer non è stato lo stesso come per Il grande Catsby dove sia io che i miei lettori ci siamo un po’ alla volta affezionati al mio lavoro. Pertanto non mi è rimasto altro da fare che pregare, anche se sono ateo, e continuare il mio lavoro, finché non fosse arrivato il momento di dire “okay, possiamo accendere i motori”, e da quel momento mi è parso veramente di iniziare; contemporaneamente anche il numero dei lettori è aumentato sensibilmente. Così loro sono stati finalmente contenti, e io pure.
Quindi l’aspetto più difficile del lavoro è stato proprio questo. Non ho potuto vedere l’opera nel suo insieme e di conseguenza non ho potuto vedere i lettori nella loro totalità. I lettori che leggono i fumetti online e quelli che leggono offline lo stampato sono uguali, ma è il modo di vedere il fumetto che cambia. Tutto ciò sembra così strano ma a differenza di quanto accadeva prima, ora chi legge un episodio di un fumetto online vuole essere appagato in un click da quelle pagine che legge. Quindi un capitolo di un manhwa che viene pubblicato su internet gode di una vita a sé stante. L’attesa della puntata successiva, dell’ “update” che non viene mai, sono tutte sensazioni sconosciute alle riviste, mensili o settimanali che siano. Perché tutto questo succede proprio nel mass media più comodo di tutti!? Ma è proprio questo il gusto, quello di vedere un fumetto nascere un po’ alla volta e non spuntare come un fungo completo in tutto e per tutto. Ecco perché mi sono sempre sforzato di mantenere alto il livello del fumetto cercando di appagare costantemente i lettori a piccole dosi. Emi sono sentito sempre in bilico avendo da un lato il paradiso, dall’altro l’inferno.